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	<title>Festival del Viaggio 2011 - Firenze &#187; Workshop</title>
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	<description>Il Viaggio come Scuola di Vita</description>
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		<title>Fabrizio Buricchi + Claudia Ferigo</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 18:20:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Festival del Viaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[L’altra Firenze
 
 
 
Se Firenze ha un’anima, dopo l’invasione ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Times New Roman} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Times New Roman; min-height: 15.0px} --><strong>L’altra Firenze</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/buricchi_ferigo_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-787" title="buricchi_ferigo_1" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/buricchi_ferigo_1.jpg" alt="" width="550" height="355" /></a> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p>Se Firenze ha un’anima, dopo l’invasione del turismo di massa e l’affollamento delle auto che riempiono le strade, forse la si trova nel vecchio mercato di S. Lorenzo. San Lorenzo è un quartiere “nobile” delimitato da una parte dalla trafficata Via Nazionale, ma dall’altro lato è la Basilica del santo a dettare il confine e dall’altro ancora il palazzo della Famiglia Medici, che scelsero questa parte della città per viverci in vita e dopo la morte. Prima di giungere al cuore del mercato entriamo in una sorta di girone infernale, fatto di banchi che si incontrano e quasi si sovrastano, coperti di merce, per un turista affrettato che in tre giorni magari deve visitare tutta l’Italia destreggiandosi fra vetri di Murano, maschere veneziane, sciarpe in seta, tra i cappelli in paglia di Firenze e le figurine dei presepi napoletani. I banchi creano un contrasto netto con le cupole delle chiese e le colonne dei palazzi delle vie circostanti, ma questo non deve preoccuparci perché è una visita diversa che ci viene offerta da questa città, che tutti al mondo vogliono, almeno una volta, vedere. Non tutte le guide ti fanno conoscere questo mercato e ci si capita quasi per caso, uscendo dalle Cappelle Medicee o dalla Biblioteca Laurenziana, che è qui a due passi.</p>
<p>È solo dopo essersi districati in questa “bolgia dantesca” di persone che cercano un varco per passare in quell’accozzaglia di cose, che notiamo l’edificio del mercato vero e proprio. È una struttura in pietra, ferro e vetro quella che l’architetto Lingoni costruì nel 1874 in concomitanza dell’inaugurazione della Mostra Internazionale dei fiori. Successivamente, l’allora avveniristico edificio, diventò la sede per tutti quegli esercizi commerciali che il Poggi, l’urbanista delle ristrutturazioni di Firenze  capitale, aveva fatto sloggiare dai “Camaldoli”, quelle viuzze buie ed insalubri che riempivano il centro dove ora si trova la Piazza della Repubblica. Entrando all’interno, la prima impressione è un po’ quella di un souk arabo strabordante di merci e parole. L’attenzione viene catturata dai “brigidini”, dolcetti toscani tipici della vicina Lamporecchio. Fra banchi di trippa, prosciutti e formaggi, pesci, dolci, frutta e scatolame emerge una figura comunque piccolina  che per puro caso diventa il nostro Virgilio.  Ivana Cenci, è una fiorentina vera, che vive da sempre nel quartiere. Ci sommerge subito di parole con la voglia di guidarci e farci conoscere al meglio quel luogo che è la sua vita. Ci racconta le difficoltà del mercato che al momento vive a metà, essendo in ristrutturazione il primo piano che una volta alloggiava i fruttivendoli e che adesso sono fuori in un tendone. “Siamo in guerra con il Sindaco”, ci dice, “che si preoccupa più di picconare l’ex convento di Sant’Orsola per trovare la tomba della Gherardini, più conosciuta come Monna Lisa, che fra le altre cose per togliersi dai coglioni si era pure fatta monaca. Altro che occuparsi del mercato che deve trovare una soluzione e velocemente”.</p>
<p>Questa sua critica però non intacca il fascino del mercato. Ivana, infatti ci porta a conoscere gli storici negozianti e da loro emerge una storia che dona ulteriore vita a questo luogo. Lei li conosce tutti, fin da quando correva fra i banchi con un vestitino corto e enormi fiocchi bianchi nei capelli. E così incontriamo “la Valentina” che vende la trippa in un bancone fra i più belli, “il Marconcini” qui da più di 50 anni a vendere il vino, “il Trevisan” da 70 anni qui a vendere carni, “il Pierini”che vende alimentari, al mercato da non si sa quanto tempo, e il famoso “Nerbone”, la trattoria del mercato, che ha i fornelli accesi dal 1870. Ivana ci racconta della differenza fra i commercianti, che sono quelli di una volta che lavorano con integrità e correttezza e i “bottegai” che sono per i turisti e loro sono li “a fare ciccia”. Fra i commercianti quindi incontriamo Paolo, macellaio, che ci parla di come il mercato cambia perché il mercato dei fiorentini si sta aprendo agli stranieri che fanno i lavori più umili incalzato da Alessandro, la cui ortofrutta è presente al mercato dal 1926, che ci conferma che i giovani non vogliono fare più questi lavori perché “voglion fare tutti i dottori…..ma quanti malati ci devono essere in futuro!?” Intanto un cliente indiano si avvicina e d’improvviso Alessandro cambia tono e lo saluta amichevolmente: “Willie, mi chiamo Willie signori, e vengo da lontano!”</p>
<p><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/buricchi_ferigo_2.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-788" style="margin-right: 10px;" title="buricchi_ferigo_2" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/buricchi_ferigo_2.jpg" alt="" width="367" height="550" /></a>Ivana, mentre ci spostiamo da un banco all’altro, ci racconta di quando da piccolina, ancora con i suoi enormi fiocchi nei capelli, veniva menata da Don Armando, prete in San Lorenzo, dopo che aveva preso a sassate i vetri delle finestre della chiesa. Cerchiamo di immaginarci la scena e San Lorenzo si tinge di un color seppia, da vecchia fotografia.</p>
<p>Ivana ci fa conoscere Luciano, un altro storico negoziante, che qui chiamano “il presidente”. Non sappiamo se sia veramente il presidente di qualche cosa ma il suo attaccamento a questo mercato è veramente forte, fino alla commozione. Suo nonno era già qui quando i fascisti gli tolsero per ben due volte la licenza perché non voleva la tessera del fascio. “Il mercato è cambiato perché sono cambiati i fiorentini”, ci dice, “ed il vero negoziante si adegua ai nuovi acquirenti. Se una volta c’erano fino a 250 banchi adesso non si arriva ad un centinaio”.</p>
<p>Il mercato centrale ha servito tutta Firenze per tanti anni, quando ancora non c’erano i supermercati ed in centro si arrivava senza problemi. Ed i negozianti è questo che vogliono continuare a fare, rispettare la tradizione, accontentare i loro clienti e non essere personaggi di un museo per turisti. San Lorenzo deve ritornare ad essere il luogo dove la gente si incontra. Qui capitavano gli accademici della Crusca, il rettore dell’Università e il “Pacini” dell’Istituto Seminiano e mentre compravano trippa e lampredotto, parlavano di storia e filosofia con gli acquirenti e i negozianti e da quest’incontro nasceva la vera cultura. Quella cultura non solo accademica ma anche popolare perché qui si veniva anche per raccontare le proprie storie e le storie di tutti: per aggiornare e rimanere aggiornati.</p>
<p>Marasco in una delle sue canzoni parla della Beatrice che faceva la spesa al mercato di via dell’Ariento.</p>
<p>E la figura di Beatrice, quella di Dante certo, ci riporta alla nostra Ivana che rivendica da questa, una discendenza. Nel lasciare il mercato verso via Sant’Antonino ci racconta ancora di lei e dei sui grossi fiocchi bianchi inviata di corsa dal padre a comprare per 10 lire 5 sigarette di numero. Nel suo ritorno al presente ci saluta con una amara conclusione: “se i grandi di un tempo vedessero la Firenze di oggi cancellerebbero tutto quello che hanno fatto”. Forse ha ragione ma noi  al Mercato Centrale abbiamo trovato le storie di una Firenze vera, di un luogo che è stato il cuore pulsante di questa città e vuole continuare ad esserlo. Ciò che auguriamo a tutti quelli che verranno qui è di trovare una Ivana che aiuti a comprendere ancora di più l’anima di magia e storia di quest’altra Firenze.</p>
<p><em>In collaborazione con <a href="http://www.lifebeyondtourism.org/photoblog/?cat=2896">Life Beyond Tourism<sup>®</sup> Photoblog</a></em></p>
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		<title>Gianluca Marcato + Elena Preziosa</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 18:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Festival del Viaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[Una vita ebraica a Firenze




Umberto ricorda con gli occhi chiusi. ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; line-height: 15.0px; font: 12.0px Helvetica} --><strong>Una vita ebraica a Firenze<br />
</strong><br />
<a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marcato_preziosa_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-782" title="marcato_preziosa_1" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marcato_preziosa_1.jpg" alt="" width="550" height="368" /><br />
</a><br />
<a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marcato_preziosa_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-784" title="marcato_preziosa_2" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marcato_preziosa_2.jpg" alt="" /></a></p>
<p>Umberto ricorda con gli occhi chiusi. Le mani intrecciate sopra le ginocchia quasi a voler fermare il leggero tremolio della gamba, le palpebre che sbattono impercettibilmente a seguire il ritmo della storia, la storia della comunità ebraica di Firenze. Se non fosse per il campanello o il telefono della segreteria del centro culturale ebraico di via Farini, il suo racconto sarebbe un fiume in piena: dati, fatti e persone scorrono ininterrotti dalle sua labbra incorniciate da sottili baffetti grigi anni ’30.</p>
<p>Umberto di Gioacchino è sempre stato membro attivo della comunità ebraica fiorentina che oggi purtroppo vive solo all’interno di piccoli capisaldi distribuiti fra via Farini e via dei Pilastri: un ristorante kosher, un’alimentari e un’agenzia di viaggi. A differenza di altre città italiane la comunità fiorentina si è dispersa molto prima all’interno del tessuto urbano, quando Firenze, nuova capitale del giovane stato italiano, quasi pudica della sua essenza medioevale, abbatté interi quartieri per creare piazze che non fossero da meno al cospetto delle maestà piemontesi e a confronto delle sorelle italiane. È difficile immaginare che Piazza delle Repubblica, uno dei luoghi oggi più conosciuti ed eleganti della città, fosse anticamente il ghetto ebraico, chiuso da mura e popolato di alti edifici e strette stradine in cui pochi si avventuravano per paura di non uscirne. Oggi di questo nucleo, che una volta comprendeva diversi luoghi di culto, “schole” e palazzi nobiliari, non rimangono che due sinagoghe inutilizzate in via delle Oche. Già da metà del XIX secolo la comunità ebraica si sparse per la città andando a occupare soprattutto l’area attorno a Piazza D’Azeglio, Sant’Ambrogio e Santa Croce. È in quella zone che viene donato un terreno per costruire nel 1874 la nuova Sinagoga che a tempo di record svetterà con la sua cupola sopra i tetti di Firenze in meno di otto anni, quasi a voler rivaleggiare con quella del Brunelleschi.</p>
<p>Dal racconto di Umberto sembra che gli anni a cavallo fra i due secoli siano stati il periodo in cui la comunità ebraica abbia conosciuto il suo massimo splendore, con lo sforzo dei suoi membri più illustri che animavano la vita economica e culturale della città. Professori, medici, banchieri e imprenditori ebrei erano allora parte integrante e importante del tessuto sociale fiorentino, tanto da annoverare alla fine del primo conflitto mondiale diversi caduti e eroi decorati. Fino al 1938 furono diversi gli ebrei che aderirono entusiasti al partito fascista, come testimoniano le tessere del fascio che è possibile trovare all’interno del museo della sinagoga. Con la promulgazione delle leggi razziali e la sempre maggiore emarginazione della comunità ebraica si chiude quella stagione fantastica che aveva visto Firenze arricchirsi di un multiculturalismo che non ritroverà prima di molti anni. Umberto nasce in quegli anni in una famiglia ortodossa in cui lo zio rabbino è un’importante membro della sinagoga e sin dal suo atto di nascita viene marchiato di rosso come appartenente alla razza giudaica. Sono anni terribili per Firenze e il paese intero che prova a salvare gli ebrei nascondendoli in conventi e campagne. Chi poteva contare su veri amici e non cadere vittima di soffiate o voltagabbana è sopravvissuto al meticoloso e frenetico rastrellamento da parte delle squadre fasciste. La famiglia di Umberto poté contare inizialmente su una rete di amicizie cattoliche che gli permise di nascondersi spostandosi periodicamente di casa in casa, affidandolo all’età di due anni alle suore di Santa Marta che accoglievano tutti i bambini bisognosi di rifugio fino ai dodici anni. Tornati a riprenderlo un anno più tardi, la famiglia riunita rientrò nella Firenze liberata solo nell’ottobre del ’44, quando la città fu ripulita anche dagli ultimi cecchini di via Martelli.</p>
<p>Ciò che rimaneva della comunità si strinse intorno alla brigata ebraica che veniva dalla Palestina per portare acqua e soccorso ai superstiti, ma che finì per essere qualcosa di più di un semplice aiuto umanitario. Molti di quei volontari rischiarono molto riempiendo interi camion militari di ragazzi e bambini solamente per portarli in giornata a Viareggio a vedere il mare. Umberto aveva solo 4 anni quando scese dal grande camion e toccò scalzo la sabbia calda del litorale. Se lo ricorda ancora come se fosse ieri e quando lo racconta ti fissa in volto perché da quel momento in avanti la comunità ebraica di Firenze non fu più la stessa. Furono tanti quelli che seguirono quei soldati in terra di Palestina per andare a formare il giovane stato d’Israele, fondando interi kibbutz italiani, alcuni per poi ritornare, altri per rimanere per sempre. La maggior parte invece decise di andarsene da Firenze, per non tornare a calcare le strade che negli ultimi anni li avevano visti diventare stranieri nella propria terra. A margine del muro esterno della Sinagoga una lapida ricorda i nomi di coloro che sono scomparsi e coloro che sono partiti per Israele. Oggi quei nomi, insieme all’asilo, al centro culturale, la biblioteca e il museo non sono una mera finestra sulla storia e sulla dolorosa memoria di una comunità, ma servono a ricordare il passato di un popolo che costruisce su di esso il proprio futuro.<br />
<em><br />
Gianluca Marcato + Elena Preziosa<br />
</em></p>
<p><em>. . .</p>
<p>In collaborazione con <a href="http://www.lifebeyondtourism.org/photoblog/?cat=2896">Life Beyond Tourism® Photoblog</a> </em></p>
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		<title>Clara Marchese</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 17:56:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Festival del Viaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[


Al n°12 di via del Proconsolo mi attende una sorpresa ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marchese_01.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-777" title="marchese_01" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marchese_01.jpg" alt="" width="550" height="413" /><br />
</a><br />
<a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marchese_02.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-778" title="marchese_02" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/marchese_02.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p>Al n°12 di via del Proconsolo mi attende una sorpresa : il Museo di Storia Naturale , di cui molti ignorano l&#8217;esistenza.</p>
</div>
<div id="_mcePaste">Sono accolta dalla dott.ssa Roselli, curatrice della Sezione Antropologia ed Etnologia.</div>
<div id="_mcePaste">Le comunico il mio grande interesse per il Tibet, in cui ho soggiornato alcuni anni fa, un viaggio che mi ha creato una grande emozione e la voglia di approfondire  la conoscenza di un  Paese che, per secoli, è stato chiuso, misterioso, impenetrabile.</div>
<div id="_mcePaste">La curatrice condivide questa mia passione e me lo dimostra guidandomi alla prima sala al piano terra del museo.La sala è di particolare interesse per me perché ospita oggetti della cultura tibetana ma non è ancora aperta al pubblico. Molti di questi oggetti sono legati alla vita quotidiana ,alle tradizioni religiose del popolo tibetano, come i tangka. In una vetrina domina un oggetto rituale, il rus-rgyan , un grembiule composto di frammenti di ossa di personaggi santi, di cui l&#8217;officiante si adorna in riti particolari a carattere esorcistico.</div>
<div id="_mcePaste">Alla conoscenza antropologica ed etnologica del Tibet hanno dato, nel corso dei secoli, un ricco contributo religiosi,mercanti,esploratori e studiosi italiani da Marco Polo al frate francescano Odorico da Pordenone (primo europeo a penetrare a Lhasa nel 1314). Passando al &#8216;900 il medico e fisiologo Filippo De Filippi (1913-14), Giuseppe Tucci nel 1935-1948 e il grande  antropologo, orientalista, viaggiatore Fosco Maraini.</div>
<div id="_mcePaste">Proprio attraverso le narrazioni di viaggio di Fosco Maraini ho imparato ad amare il Tibet fin dall&#8217;adolescenza, subendo il fascino della sua visione del mondo. Lo stesso fascino che la dott.ssa Roselli mi comunica di provare.</div>
<div id="_mcePaste">Meravigliandomi  di non trovare testimonianze dei viaggi in Tibet di Maraini, la curatrice mi conduce alla sala 5 in cui il grande studioso della cultura asiatica è</div>
<div id="_mcePaste">presente. Con gli oggetti che ha donato al museo. In questa sala infatti sono raccolte  le collezioni legate alla cultura del popolo Ainu  dell&#8217;isola giapponese di Hokkaido.</div>
<div id="_mcePaste">La collezione esposta, mi spiega la mia  guida, fu realizzata dal 1938, anno del suo arrivo in Giappone,nascosta durante la guerra e donata al Museo nel 1958.La ricca biblioteca e le foto degli Ainu furono invece acquistate dal Museo negli anni &#8216;90.</div>
<div id="_mcePaste">La dott.ssa Roselli mi racconta  commossa  il primo incontro con Fosco Maraini nella villa di Poggio Imperiale, per chiedere  suggerimenti in merito alla catalogazione dei testi acquisiti dal Museo. Una persona di servizio la fece accomodare , nella stanza notò  delle bellissime panche tibetane ed ecco che appare lui, un uomo che mostra un fascino dirompente, con tratti somatici orientali, una personalità magnetica. La fa accomodare nella sua biblioteca ,in un divanetto e lì per tutto il pomeriggio racconta i particolari della sua vita, le foto di viaggio; un incontro che rimarrà sempre nel suo cuore.</div>
<p>Al n°12 di via del Proconsolo mi attende una sorpresa : il Museo di Storia Naturale , di cui molti ignorano l&#8217;esistenza.Sono accolta dalla dott.ssa Roselli, curatrice della Sezione Antropologia ed Etnologia.Le comunico il mio grande interesse per il Tibet, in cui ho soggiornato alcuni anni fa, un viaggio che mi ha creato una grande emozione e la voglia di approfondire  la conoscenza di un  Paese che, per secoli, è stato chiuso, misterioso, impenetrabile.<br />
La curatrice condivide questa mia passione e me lo dimostra guidandomi alla prima sala al piano terra del museo.La sala è di particolare interesse per me perché ospita oggetti della cultura tibetana ma non è ancora aperta al pubblico. Molti di questi oggetti sono legati alla vita quotidiana ,alle tradizioni religiose del popolo tibetano, come i tangka. In una vetrina domina un oggetto rituale, il rus-rgyan , un grembiule composto di frammenti di ossa di personaggi santi, di cui l&#8217;officiante si adorna in riti particolari a carattere esorcistico.<br />
Alla conoscenza antropologica ed etnologica del Tibet hanno dato, nel corso dei secoli, un ricco contributo religiosi,mercanti,esploratori e studiosi italiani da Marco Polo al frate francescano Odorico da Pordenone (primo europeo a penetrare a Lhasa nel 1314). Passando al &#8216;900 il medico e fisiologo Filippo De Filippi (1913-14), Giuseppe Tucci nel 1935-1948 e il grande  antropologo, orientalista, viaggiatore Fosco Maraini.<br />
Proprio attraverso le narrazioni di viaggio di Fosco Maraini ho imparato ad amare il Tibet fin dall&#8217;adolescenza, subendo il fascino della sua visione del mondo. Lo stesso fascino che la dott.ssa Roselli mi comunica di provare.<br />
Meravigliandomi  di non trovare testimonianze dei viaggi in Tibet di Maraini, la curatrice mi conduce alla sala 5 in cui il grande studioso della cultura asiatica èpresente. Con gli oggetti che ha donato al museo. In questa sala infatti sono raccolte  le collezioni legate alla cultura del popolo Ainu  dell&#8217;isola giapponese di Hokkaido.<br />
La collezione esposta, mi spiega la mia  guida, fu realizzata dal 1938, anno del suo arrivo in Giappone,nascosta durante la guerra e donata al Museo nel 1958.La ricca biblioteca e le foto degli Ainu furono invece acquistate dal Museo negli anni &#8216;90.<br />
La dott.ssa Roselli mi racconta  commossa  il primo incontro con Fosco Maraini nella villa di Poggio Imperiale, per chiedere  suggerimenti in merito alla catalogazione dei testi acquisiti dal Museo. Una persona di servizio la fece accomodare , nella stanza notò  delle bellissime panche tibetane ed ecco che appare lui, un uomo che mostra un fascino dirompente, con tratti somatici orientali, una personalità magnetica. La fa accomodare nella sua biblioteca ,in un divanetto e lì per tutto il pomeriggio racconta i particolari della sua vita, le foto di viaggio; un incontro che rimarrà sempre nel suo cuore.</p>
<p><em>Clara Marchese</em></p>
<p><em>. . .</p>
<p>In collaborazione con <a href="http://www.lifebeyondtourism.org/photoblog/?cat=2896">Life Beyond Tourism® Photoblog</a> </em></p>
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		<title>Caterina Suggelli + Isabella Panero</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Jun 2011 17:38:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Festival del Viaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[Monna Lisa sepolta tra le spezie di Firenze
 
 
 ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: center; font: 11.0px Verdana} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: center; font: 11.0px Verdana; min-height: 13.0px} p.p3 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 11.0px Verdana} p.p4 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 11.0px Verdana; min-height: 13.0px} p.p5 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 11.0px Verdana; min-height: 13.0px} p.p6 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: right; font: 11.0px Verdana} --><strong>Monna Lisa sepolta tra le spezie di Firenze</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/suggelli+panero_1.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-766" title="suggelli+panero_1" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/suggelli+panero_1.jpg" alt="" width="550" height="368" /><br />
</a><br />
<a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/suggelli+panero_2.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-767" title="suggelli+panero_2" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/06/suggelli+panero_2.jpg" alt="" width="550" height="413" /></a></p>
<p>Chi potrebbe mai credere a un venditore di Kebap pakistano che raccontasse di avere Monna Lisa ai suoi piedi?!</p>
<p>Eppure, camminando per le vie di Firenze nello storico quartiere di San Lorenzo, proprio dietro alla Stazione di Santa Maria Novella, tra bancarelle del mercato e neonate botteghe di immigrati provenienti da ogni dove, ci si imbatte in un luogo di contrasti così insolito che la nostra attenzione viene totalmente catturata.</p>
<p>Scivolando lungo via Guelfa, tra le vetrine che raccontano la nuova mescolanza etnica che sta colorando anche il capoluogo toscano, tra il vecchio ciabattino fiorentino e il negozio di spezie orientali, si scopre un enorme edificio abbandonato che niente di attraente mostra ai turisti affamati d’arte italica, ma Firenze è anche questo: finestroni murati di fresco, il portone in ferro di un cantiere edile come ingresso, il tetto di un triste ondulato verde, e una fila di alte finestre rotte da cui si vede la luce del cielo.</p>
<p>Lì accanto, il nostro venditore di Kebap pakistano che stuzzica il palato di fiorentini bianchi e colorati: Alì è arrivato a Firenze dieci anni fa, e dopo un periodo di adattamento, si è stabilito in questo quartiere, dove oggi vive e lavora. Dal suo negozio passano avventori di tutte le etnie: prevalentemente asiatici e africani, ma anche molti italiani, sia lavoratori che studenti, ma lamenta che arrivano ben pochi turisti perché quella zona è un po’ lasciata andare, non è propriamente turistica pur trovandosi nel centro storico.</p>
<p>E in effetti, osservare il complesso architettonico del Sant’Orsola proprio davanti alle tipiche facciate storiche in stile fiorentino lascia sicuramente impressionati: pare incredibile trovare una struttura tanto decadente proprio nel centro storico della città del Rinascimento!</p>
<p>Una volta varcata la soglia, però, il fascino della storia che trasuda dalle sue pareti fa dimenticare per un attimo anche l’incuria umana.</p>
<p>Il Sant’Orsola era un piccolo convento femminile, fondato nel 1309 dall’ordine benedettino. Agli inizi dell’Ottocento, esaurita la sua funzione religiosa, l’edificio ebbe molte altre utilizzazioni: divenne prima una manifattura di tabacchi, poi un ricovero per gli sfrattati, e infine accolse alcune aule dell’Università di Firenze, prima di essere completamente abbandonato a se stesso negli anni ’80 del Novecento, quando venne acquisito dal Demanio per crearvi una caserma della Guardia di Finanza, mai portata a termine.</p>
<p>Fortunatamente tutto si trasforma e tutto convive: la Firenze dei fiorentini con quella degli immigrati, la bella città dei turisti con quella decadente del Sant’Orsola.</p>
<p>E allora, se tutto si trasforma e convive, non stupisce troppo che davvero Monna Lisa, la donna più famosa di tutti i tempi, non sia solo quella del Louvre di Parigi, non si trovi soltanto nella effige iconografica del più famoso quadro del mondo, ma che possa essere riscoperta proprio nella cripta del complesso di Sant’Orsola.</p>
<p>Infatti, inseguendo il fascino intrigante dell’indagine investigativa, una equipe di professionisti, storici, scienziati e tecnici sta cercando le spoglie di Monna Lisa Gherardini, nobildonna fiorentina, che molti esperti ritengono la modella del ritratto di Leonardo da Vinci.</p>
<p>La ricerca avviene con sistemi tecnologici all’avanguardia, come i geo-radar che scandagliano il terreno in maniera non invasiva, le scansioni 3D e altri metodi multidisciplinari;ma, sorprendentemente, proprio in nome della multidisciplinarietà a tutto campo, la Gioconda la cerca anche un anziano rabdomante che con il suo bastoncino a “V” si muove sicuro tra autorità, scienziati, fotografi e giornalisti.</p>
<p>Finalmente, nel luglio del 2010 la Provincia di Firenze ha presentato un progetto di recupero per il Sant’Orsola teso a rivalorizzare non solo il complesso architettonico, ma anche l’intero quartiere, attraverso la creazione di spazi aperti ad un uso polivalente, per i residenti di San Lorenzo, per i cittadini e per tutti i curiosi .</p>
<p>Il Sant’Orsola del futuro si disegna come uno spazio pubblico da destinare a esposizioni, laboratori di arti e mestieri, servizi e iniziative socio-culturali. Il progetto prevede inoltre un presidio di pubblica sicurezza per il quartiere e un omaggio architettonico dedicato all’autore di Pinocchio, Carlo Lorenzini detto Collodi, nato proprio in queste strade.</p>
<p>Uscendo dallo scheletro del vecchio convento, intrappolato tra passato e futuro, è curiosa la sensazione da cui si è pervasi ritrovandosi  nuovamente tra quella strade del centro storico che raccontano la città che cambia, tra quelle antiche mura impregnate di antiche storie fiorentine e che oggi ospitano nuove storie multietniche ancora da scrivere.</p>
<p>Chissà se verrà veramente ritrovato il sorriso più enigmatico del mondo, e soprattutto chissà quanto altro fascino attrattivo acquisirà Firenze, già capitale mondiale dell’arte e della cultura, se davvero sotto ai piedi del nostro barbiere pakistano fosse sepolta Lisa Gherardini di Giocondo, detta Monna Lisa.</p>
<p>Allora, il nostro pensiero guarda al futuro immaginando che il centro storico e popolare di Firenze sappia rigenerarsi dalla sua storia lontana nel tempo, accogliendo e valorizzando altre storie lontane nei luoghi.</p>
<p><em>Caterina Suggelli &amp; Isabella Panero</em></p>
<p><em>. . .</p>
<p>In collaborazione con <a href="http://www.lifebeyondtourism.org/photoblog/?cat=2896">Life Beyond Tourism® Photoblog</a></em></p>
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		<title>Workshop di Viaggio 2011 &#8211; Scrittura &amp; Fotografia</title>
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		<pubDate>Fri, 11 Mar 2011 10:23:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Festival del Viaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[
Firenze è città di viaggiatori e tappa obbligatoria del turismo ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Times} --><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/03/peugeot.jpg"><img class="alignnone size-full wp-image-639" title="peugeot" src="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/03/lungarno.jpg" alt="" /></a></p>
<p><strong>Firenze è città di viaggiatori e tappa obbligatoria del turismo in Italia.</strong><br />
Il <strong>Festival del Viaggio </strong>organizza un workshop dedicato a scrittura e fotografia di reportage, che si terrà nella città del Rinascimento ad aprile 2011.</p>
<p>Una formula già sperimentata nel 2009 e oggi rinnovata per l’edizione 2011, che prevede una formazione multidisciplinare con un corso base e lezioni magistrali di autorevoli viaggiatori, studiosi e scrittori. Un seminario intensivo per tutti coloro che vogliono imparare a scrivere e raccogliere immagini dei reportage di viaggio per una futura professione o per provare a fare del proprio viaggio un’esperienza più ricca e intensa.</p>
<p>Il workshop di viaggio 2011 è organizzato dal <strong>Festival del Viaggio </strong>in collaborazione con Provincia di Firenze, Fondazione Sistema Toscana, Museo di Storia Naturale – Sezione Antropologia e Etnologia, Gabinetto Vieusseux, Fondazione Del Bianco, Fondazione Studio Marangoni.</p>
<p>Il corso è a numero chiuso e saranno valutate motivazioni e curricula degli aspiranti partecipanti.<br />
. . .</p>
<p><strong>Il programma completo del Workshop 2011</strong></p>
<p><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/?p=620"><strong>Programma Workshop 2011 &#8211; Scrittura e Fotografia</strong></a></p>
<p>. . .</p>
<p><strong>Per iscrivervi potete scrivere a </strong><a href="mailto:workshop@festivaldelviaggio.it">workshop@festivaldelviaggio.it</a>, indicando obbligatoriamente nome e cognome, data di nascita, indirizzo, recapito telefonico<br />
. . .</p>
<p>La form di iscrizione al Workshop</p>
<p><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/?page_id=613">Form di iscrizione al Workshop 2011 &#8211; Scrittura e Fotografia</a></p>
<p>. . .</p>
<p><strong>Qui potete scaricare il flyer del workshop in formato Pdf, con tutte le informazioni utili per la partecipazione e l&#8217;iscrizione.</strong></p>
<p><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2010/wp-content/uploads/2011/03/workshop2011.pdf"><strong>Flyer Workshop 2011 &#8211; Scrittura e Fotografia</strong></a></p>
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		<title>Programma del Workshop 2011</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Mar 2011 09:00:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Festival del Viaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[MERCOLEDÌ 27 APRILE
 Villa Poggi, Provincia di Firenze
ore 9.30 – ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><!-- p.p1 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; text-align: justify; font: 12.0px Times} p.p2 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times} p.p3 {margin: 0.0px 0.0px 0.0px 0.0px; font: 12.0px Times; min-height: 14.0px} span.s1 {font: 12.0px Lucida Grande} --><strong><span style="color: #138acd;">MERCOLEDÌ 27 APRILE</span><br />
<span style="color: #808080;"> Villa Poggi, Provincia di Firenze</span></strong></p>
<p>ore 9.30 – ricevimento partecipanti con:</p>
<p><strong><em>Giacomo Billi</em></strong> – Assessore Turismo Provincia di Firenze</p>
<p><strong><em>Lara Fantoni</em></strong> – Direttore APT Firenze</p>
<p><strong><em>Ugo di Tullio </em></strong>– Consigliere delegato Fondazione Sistema Toscana</p>
<p>ore 10.30 – <em>lectio magistralis*</em>: <strong>Che cos’è un report di viaggio</strong> – Tito Barbini (viaggiatore)</p>
<p>ore 12 – <em>pausa</em></p>
<p>ore 15 – <em>corso</em>: <strong>Narrativa di viaggio</strong> (teoria) – Alessandro Agostinelli (giornalista e scrittore)</p>
<p>ore 17.30 – <em>incontro</em>: <strong>Metodi e scopi dei viaggi ottocenteschi</strong> – Mariagloria Roselli (curatrice Sezione Antropologia e Etnologia – Museo di Storia Naturale)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #138acd;"><br />
GIOVEDÌ 28 APRILE</span><br />
<span style="color: #808080;"> Palazzo Strozzi, Gabinetto Vieusseux</span></strong></p>
<p>ore 10.30 – <em>corso</em>: <strong>Narrativa di viaggio</strong> (pratica) – Alessandro Agostinelli (giornalista e scrittore)</p>
<p>ore 12.30 – <em>pausa</em></p>
<p>ore 15 – <em>corso</em>: <strong>Narrativa di viaggio</strong> (produzione) – Alessandro Agostinelli (giornalista e scrittore)</p>
<p>ore 17.30 – <em>incontro</em>: <strong>Letteratura di viaggio</strong> – Maurizio Bossi (Gabinetto Vieusseux,<br />
Responsabile Centro Romantico e Vieusseux-Asia) e Luigi Marfé (ricercatore Università di Torino)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #138acd;"><br />
VENERDÌ 29 APRILE</span><br />
<span style="color: #808080;"> Sala biblioteca multimediale, Mediateca Regionale</span></strong></p>
<p>ore 9.30 – <em>incontro</em>: <strong>Life Beyond Tourism®,</strong> <strong>Photo-Blog: patrimonio e viaggio per il dialogo interculturale</strong> – Marc Alfons Laenen (responsabile relazioni internazionali Portale No-Profit Life Beyond Tourism®)</p>
<p>ore 10.30 – <em>corso</em>: <strong>Fotografia di viaggio</strong> (teoria) – Simone Donati (fotografo professionista, Terra Project e Fondazione Studio Marangoni)</p>
<p>ore 12.30 – <em>pausa</em></p>
<p>ore 15 – <em>corso</em>: <strong>Fotografia di viaggio</strong> (pratica) – Simone Donati (fotografo professionista, Terra Project e Fondazione Studio Marangoni)</p>
<p>ore 17.30 – <em>incontro</em>:<strong>Le foto e il viaggio</strong> – Maurizio Bossi (Gabinetto Vieusseux,<br />
Responsabile Centro Romantico e Vieusseux-Asia) e Stefano Amantini (fotografo, Atlantide Photo Travel)</p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong><span style="color: #138acd;"><br />
SABATO 30 APRILE</span><br />
<span style="color: #808080;"> Sala della Società, Museo Antropologia e Etnologia – Storia Naturale</span></strong></p>
<p>ore 9.30 – <em>incontro</em>: <strong>Percorso fotografico su</strong> <strong>Mantegazza e Maraini</strong> – Mariagloria Roselli (curatrice Sezione Antropologia e Etnologia – Museo di Storia Naturale)</p>
<p>ore 10.30 – <em>corso</em>: <strong>Fotografia di viaggio</strong> (produzione) – Simone Donati (fotografo professionista, Terra Project e Fondazione Studio Marangoni)</p>
<p>ore 12.30 – <em>pausa</em></p>
<p>ore 15 &#8211; <em>lectio magistralis*</em>: <strong>Segni e racconti del viaggiare</strong> – Omar Calabrese (docente Università di Siena)</p>
<p>ore 17 – <em>visita guidata</em>: Museo di Storia Naturale, Sezione Antropologia e Etnologia</p>
<p>. . .</p>
<p><strong><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2010/?page_id=613">Form di iscrizione al Workshop </a></strong></p>
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		<title>Flyer Workshop 2011</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Mar 2011 10:45:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Festival del Viaggio</dc:creator>
				<category><![CDATA[Area Press]]></category>
		<category><![CDATA[Workshop]]></category>

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		<description><![CDATA[Scarica qui il flyer in pdf del Workshop di Viaggio ...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.festivaldelviaggio.it/2011/wp-content/uploads/2011/03/workshop2011.pdf" target="_blank">Scarica qui il flyer in pdf del Workshop di Viaggio 2011 &#8211; Scrittura e Fotografia</a></p>
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